Storia della Comunità


BREVE STORIA DELLA CHIESA VALDESE DI REGGIO CALABRIA


Primi anni del ‘900

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            Gruppo evangelico – inizi ‘900

Un simpatizzante reggino della chiesa valdese di Messina costituisce tra i suoi amici di Reggio Calabria un gruppo evangelico che si riunisce in un’abitazione privata, vicina all’attuale tempio di Via Possidonea.

1908

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Terremoto 28-12-1908 – Via Marina, Reggio Calabria

Il terremoto che colpisce Reggio e Messina distrugge anche il locale d’incontro del gruppo evangelico, visitato fino ad allora da un pastore di Falerna o di Messina: inizia la dispersione.

1910-’14

                       Cappella in legno

Grazie all’aiuto dei fratelli norvegesi, vengono costruite una cappella in legno e l’annessa casa pastorale, poi donate ai valdesi reggini, già ricostituiti in comunità. Questa viene curata dal pastore Biagio Panascia, appositamente inviato dalla Tavola Valdese.

Il pastore Panascia compie una proficua opera di evangelizzazione e di espansione nella città: prima viene creata una scuola elementare per i figli degli evangelici e dopo anche una scuola serale per gli analfabeti.

Andato via Biagio Panascia, la comunità, rimasta senza un pastore in sede, subisce una crisi che viene superata quando, nel 1928, sciolta l’Opera Metodista Episcopale di Reggio Calabria, i fratelli di questa chiesa si riversano nella chiesa valdese.

1930-‘33

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               Comunità valdese – anni ‘30

Viene mandato a Reggio Calabria, a curare la locale comunità, il pastore A. Miscia; ed è proprio nel 1933 che a Reggio si riunisce una conferenza distrettuale che suscita grande entusiasmo.

1934-‘37

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Gruppo femminile della comunità valdese – anni ‘30

A Reggio Calabria viene mandato il pastore E. Pascal, il quale continua svolgere un proficuo lavoro all’interno della chiesa.

1938-‘43

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Bombardamento su Reggio Calabria – 1943

Ad E. Pascal succede il pastore S. Colucci, al quale è affidata la cura delle comunità di Messina e di Reggio. Ma nel 1943 il Colucci, a causa dei bombardamenti sulle due città dello stretto, lascia entrambe le chiese, ormai sbandate, e raggiunge la propria famiglia a Torre Pellice: Reggio resta senza pastore e senza comunità. Con l’entrata dell’esercito alleato in città, i valdesi reggini si ritrovano nella vecchia cappella di Via Possidonea, affidati alla cura dell’ev. Scarinci.

1944-‘56

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             Comunità valdese, 25 marzo 1946

La Tavola manda a Reggio Calabria il pastore P. V. Panascia, che si dedica con grande zelo ad organizzare la comunità e a svolgere un impegnativo lavoro di evangelizzazione e una significativa azione culturale.

Nel marzo del 1946 la cappella ed i locali annessi vengono distrutti da un incendio doloso e, per i successivi sei anni, la comunità reggina deve riunirsi per il culto domenicale nelle private abitazioni dei fratelli.

1950-‘52  

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Comunità valdese – 1957

È un periodo di attesa e di speranza per la comunità di Reggio Calabria, che necessita di un locale per il culto. La Tavola con il suo segretario-cassiere Guido Comba, grazie alle offerte pervenute non solo da ogni parte della penisola ma anche da alcune comunità del Cantone svizzero di Vaud, danno il via alla progettazione e alla costruzione del nuovo tempio e dei locali annessi. Ma tali offerte non sono sufficienti: per raggiungere la somma occorrente alla costruzione dell’edificio, la Tavola deve ricorrere ad un prestito a tasso agevolato, e addirittura è costretta a vendere la cappella in legno di Via della Maddalena a Messina.

Il 22 maggio 1952, nel giorno dell’Ascensione, dopo due anni di lavoro viene inaugurato il grazioso e tanto atteso tempio di Via Possidonea. Sono presenti il moderatore, pastore Achille Deodato, il pastore Giorgio Pascoud del Canton Vaud e tanti amici – pastori e laici – di chiese locali. Ormai la comunità reggina è in condizione di riprendere tutte le attività ecclesiastiche e culturali.

1956-1989

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                      Unione femminile – 1988

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      Scuola domenicale – 1988

 

Trasferito a Palermo il pastore Panascia, a Reggio Calabria, nel settembre 1956, viene mandato il pastore S. Briante (dal 1956 al 1969), che trova una comunità abbastanza numerosa e assidua ai culti e agli studi biblici.

In questi anni si svolgono periodicamente incontri con gruppi cattolici: presenti sacerdoti e laici ecumenici, si studia insieme la Parola di Dio.

Dopo Briante, viene mandato a Reggio Calabria il pastore Odoardo Lupi (dal 1962 al 1969), che ha una certa ascendenza fra i giovani e dà impulso a frequenti incontri con i giovani della locale chiesa battista, curata allora dal pastore Casanova.

Al pastore Lupi succede il pastore Teodoro Macrì, con il quale la comunità continua a vivere: si è in un periodo di crisi, soprattutto di crescita numerica.

A Teodoro Macrì succede il pastore Bruno Tron, con il quale la comunità cerca di continuare ad operare in raccordo con la chiesa battista, soprattutto per quanto riguarda gli studi biblici e la scuola domenicale.

A sostituire il pastore Tron, la Tavola manda a Reggio Calabria il pastore Giovanni Lento, il quale nella comunità trova tanta simpatia e continua ad averne grazie alla sua disponibilità e alla sua costante presenza in tutto ciò che riguarda la vita e il progresso della chiesa.

(a cura di Tommaso Mandraffino)    

 APPUNTI DI STORIA DELLA CHIESA VALDESE DI REGGIO CALABRIA


 Estratto dal libro del pastore Pietro Panascia

“Storia di una famiglia valdese in Sicilia”

 Capitolo VI: 68 e seguenti

1) – una attività piena di iniziative   famiglia Panascia

Dal volume 100 Anni di Storia Valdese leggiamo che la comunità di Reggio era visitata da Messina e che “il primo ministro residente fu l’evangelico Biagio Panascia”. La sua attività fu incredibilmente piena di iniziative. E’ facile immaginare di fronte a quanti problemi egli venne a trovarsi. C’erano famiglie evangeliche senza tetto, bisognava aiutarle ad ottenere l’assegnazione di una baracca, c’erano bambine orfane che egli si premurò di accogliere e ad accompagnare presso l’orfanotrofio di Vallecrosia (Imperia).

Quando nel 1945 la Tavola mi trasferì a Messina, con l’incarico di visitare Reggio, ebbi la sorpresa di conoscere Ermelinda Carrise e Rosina Messineo, che erano due di quelle bimbe rimaste orfane. Conobbi la famiglia di Alfredo Giordano e altre famiglie terremotate che erano state soccorse e avevano trovato un alloggio nei Villini Svizzeri. Ebbi così conferma che il ministero di mio padre non si limitava alla predica settimanale, perché, come egli soleva dire, “non si deve trascurare la redenzione del corpo”.

      2) – Tempio, scuole e casa pastorale, in baracche di legno   Foto chiesa libro Panascia1

Trascrivo quanto è narrato nel volume di storia valdese già indicato: “Dal 1910 (i pochi fratelli di Reggio) possono godere di un pastore sul posto. I culti sono tenuti prima in baracche di fratelli disastrati, dal 12 giugno 1910 possono essere celebrati nel rione S. Marco, in una graziosa cappella in legno con annesso alloggio del pastore, dono di fratelli norvegesi. L’opera segna una vigorosa ripresa. Sono tenuti tre culti settimanali, viene iniziata una scuola domenicale con 20 alunni (1912), si istituisce una scuola serale, con 10 giovani (1912). Grazie al generoso dono della fratellanza norvegese di un artistico villino, smontabile, in legno, destinato al piano terreno ad uso scuola e il piano superiore ad uso lettura (1913) con l’aggiunta di altre due aule prese in affitto dal Comitato di evangelizzazione (1914) si può iniziare l’attività di una scuola diurna diretta da due insegnanti con una quarantina di alunni”.

La nostra famiglia visse a Reggio nella baracca annessa al tempio.

I nostri genitori si compiacevano dell’apprezzamento che i fratelli facevano dell’opera da loro svolta. Frequentavano i culti la madre del presidente del tribunale, il colonnello Gully con la moglie inglese. Anche di tante famiglie da me poi ritrovate durante il mio ministero a Reggio, nel secondo dopo guerra, rimase sempre vivo e affettuosa, in casa nostra, il ricordo: Carrise, Romeo, Montrone, Giordano sono nomi mai dimenticati.

  3) – L’inatteso trasferimento da Reggio a Vasto   Foto chiesa libro Panascia2

… Le autorità e il Provveditore agli Studi apprezzarono l’opera svolta dal pastore Panascia a pro dei terremotati e gli fecero pervenire diplomi di encomio e benemerenza. Il piccolo tempio raccoglieva ogni domenica un buon numero di uditori. I pastori di Reggio e di Messina si scambiavano il pulpito e si attraversava con gioia lo Stretto per fraternizzare con l’altra comunità. Quando, nell’immediato dopo-guerra, la Tavola mi trasferì da Campobasso a Messina con la cura di Reggio, il tempio in legno pregiato, proveniente dalle foreste del Nord Europa, con il suo prospetto nella sua semplicità, si conservava dopo tanti anni, nella sua bellezza e solidità. Nella casa pastorale abitava la famiglia del fratello Terenzio Sagripanti che faceva da custode.

La mattina del 23 marzo del 1946, di buon’ora, il fratello Sagripanti, svegliato dalle fiamme a cui per miracolo si sottrasse l’intera famiglia, mi comunicò che un incendio aveva distrutto quasi tutto.

La comunità valdese visse lunghi anni di tristezza e di sofferenza non aveva un luogo dove riunirsi. La locale Chiesa Battista si rifiutò di darci l’uso del tempio. Tra l’altro ricordo che fummo costretti a celebrare il matrimonio Peri-Cacciatore nel salotto della loro casa. Ma finalmente, dopo alcuni anni, nel 1952, Dio ci concesse di realizzare il sogno di avere un nuovo tempio.

Celebrammo un culto di ringraziamento a Dio sul luogo avevamo visto bruciare e incenerire il tempio di legno, prima di iniziare i lavori della nuova costruzione. Ricordo ancora i viaggi incessanti sullo Stretto Messina – Reggio con il geometra Enrico Minniti e l’architetto Mollica. Quanta fatica, quanta responsabilità, ma anche quanta gioia quando finalmente potemmo vedere la comunità numerosa compatta riunita nel nuovo tempio per il culto di dedicazione presieduto dal moderatore pastore Achille Deodato e dal pastore svizzero E. Paschoud, la cui comunità aveva tanto contribuito alle spese di ricostruzione. Un inno di lode e di riconoscenza a Dio si levò allora dal cuore di tutti noi, perché Dio aveva fatto per noi grandi cose e noi eravamo nella gioia.

(a cura di Furio Crucitti)    
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