Gender: parliamone

Scritto da Rosamaria Puzzanghera il . Postato in bibbia, donne, gender

gender-balance-612x336“E Dio creò l’uomo a sua immagine; … li creò maschio e femmina” (Genesi 1, 27)
“Sole fermati su Gabaon … e il sole si fermò” ( Giosuè 10, 12– 13)

Due versetti biblici che in quanto tali dovrebbero essere parola di Dio, ma sappiamo bene che la teoria geocentrica alla quale rimanda il secondo versetto è stata scardinata da quella eliocentrica e che dunque la scienza procede secondo leggi matematiche sue proprie, svincolate da ogni condizionamento religioso o ideologico. Pertanto abbiamo imparato che non tutto ciò che è scritto nella Bibbia va inteso letteralmente come parola di Dio ma va contestualizzato, interpretato e spiegato. Questo dovrebbe valere, a mio avviso, anche per la seconda parte del primo versetto citato. Infatti se per la prima parte la scienza non può metterci bocca, per la seconda oggi più che mai c’è da discutere perché pare che il discorso sul genere sia stato a tal punto demonizzato da immettere messaggi deformanti e paradossali.

Gli studi di genere o meglio sull’identità di genere e sui significati socio-culturali della sessualità, nati negli anni settanta in America e nel decennio successivo estesi nei paesi anglosassoni, mirano a ricercare se le differenze di genere siano effettivamente biologiche e quindi strutturalmente innate, soprattutto a livello cerebrale, o siano frutto di condizionamenti socio-culturali che determinano scelte comportamentali e gusti sessuali. Diciamo che una larga parte dei ricercatori tende alla seconda ipotesi, ed in particolare una minoranza sta individuando nel cervello zone che riguardano la sessualità che non sono strutturali ma si modificano sulla base dei condizionamenti psicologici; tali scienziati affermano che il cervello di un maschio non sia poi così dissimile da quello di una femmina come invece fino a non molto tempo fa si credeva e che le poche differenze relative alla sessualità sono solo apparentemente strutturali perché in realtà sono modificazioni che il cervello subisce da impulsi psichici.

Comunque sia, sin dall’inizio gli studi di genere si caratterizzavano per la loro impronta politica tendente all’emancipazione della condizione femminile, all’accettazione della omosessualità e delle minoranze etniche e ad alcune modifiche legislative; miravano cioè a realizzare cambiamenti culturali in ambito della mentalità e della società, cosa che in parte, almeno negli strati sociali più acculturati e nei paesi più avanzati, si è sedimentata. Nessuna teoria dunque è stata formulata e nessuna ipotesi ha ancora avuto conferma dalla scienza ufficiale, eppure oggi l’allarmismo sul gender ha assunto toni da psico-dramma. Una propaganda “al contrario”, mirata a mantenere e consolidare una cultura omofoba, si è impossessata dei media per impedire il cammino democratico della civiltà che invece ha lo scopo di ridurre gli stereotipi dei ruoli sociali di uomo e donna e combattere la violenza di genere con la cultura del rispetto e della reciprocità. Non sta a me stabilire se i generi sono cinque, come già evidenziava la proposta di Illary Clinton al Convegno delle Nazioni Unite di Pechino del 1995, nel tentativo di modificare la ormai obsoleta differenziazione tra maschio e femmina, o se i generi sono appunto solo due, come ci tiene a rimarcare la chiesa cattolica. La domanda che ci dobbiamo porre è: qui prodest? cioè a chi giova tutto questo gran parlare? Certamente a chi vuol mettersi il prosciutto davanti agli occhi per non vedere i mutamenti della realtà sociale, politica ed economica, insomma a quei parassiti qualunquisti per i quali ogni mutamento è sinonimo di destrutturazione del loro “status quo”; e certamente a quella parte di chiesa catto-fondamentalista che si fa scudo della Bibbia per difendere privilegi e ruoli; ma ancor più allo stato o meglio a quei politici che si battono per mantenere una società corrotta, ignorante e ancorata a vecchi schemi in modo che sia più facile da gestire; ed infine, per ultimi ma non ultimi, a tutti quei “parolai”, al servizio dei poteri forti, sempre in cerca di guerre, spesso inesistenti, che alimentino dibattiti, talk-show, articoli, rubriche etc… per aumentare audience, rendite e “posti in prima fila” in quel mondo mediatico che dissuade e persuade e dove anche le peggiori infamie sono vendute per verità.

I miei studi universitari di psicologia,sociologia, pedagogia mi hanno insegnato tanto e forse tanto ho dimenticato, ma una cosa mi è rimasta sempre chiara: non c’è al mondo un individuo uguale ad un altro, pur facendo parte dello stesso genere umano. La natura ci ha dotato di tante differenze morfologiche, biologiche, psichiche e ci ha rivestiti di tanti colori: bianco, nero, rosso, giallo; ma tali differenze non devono rimandare al concetto di “diverso” (parola che nel tempo ha assunto una caratterizzazione negativa), ma alla bellezza ed alla varietà del Creato. Noi credenti, ancor più di tutti gli intellettuali d’avanguardia, gli studiosi di genere, gli scienziati progressisti, dobbiamo tenere presente che ciò che ci rende uguali, nelle differenze, è che tutti e dico tutti siamo stati creati ad immagine di Dio; questa uguaglianza, che dovrebbe essere valida anche per la Legge, è quella che ci deve illuminare nelle nostre riflessioni, affinché non siamo indotti a vedere nell’altro il “diverso”ma l’uguale.

“E Dio creò l’uomo a sua immagine” … Amen
“e li creò maschio e femmina” …questa parte del versetto lasciamola agli scienziati.

Rosamaria Puzzanghera

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Commenti (1)

  • S.B.

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    Brava la Chiesa valdese per il suo impegno civile e a favore dell’accettazione delle coppie gay. Leggo che l’autrice dell’articolo ha condotto studi universitari di psicologia, e può essere interessante richiamare quanto Freud scrisse in “Totem e tabù”: l’omosessuale “ha la pericolosa proprietà di tentare altri a seguire il suo esempio; egli desta invidia: perché a lui dovrebbe essere permesso ciò che ad altri è precluso? … L’amore sensuale dell’uomo per l’uomo, fu presso un popolo di cultura molto superiore alla nostra, il popolo Greco, non solamente tollerata, ma anche coperta di importanti funzioni sociali”.
    Ottima l’osservazione su “e il sole si fermò” e sul prendere atto della Scienza. L’autrice dell’articolo ha ben denunciato la campagna di terrorismo psicologico sull’inesistente “ideologia genderr” che viene perpetrata da ambienti integralisti o omofobi. L’ideologia gender è in realtà quella che impone il velo alle donne in chiesa (come avviene in molte chiese pentecostali) e che da secoli considera le donne sottomesse e subordinate all’uomo (secondo quanto comanda san Paolo). È ideologia dire che l’unica istituzione che può essere chiamata famiglia è quella composta da un uomo e una donna, anche se sterili o anche se non sentono il desiderio di avere figli: in realtà, esistono LE FamigliE. È ideologia quella di chi pensa che le donne e gli uomini debbano avere ruoli sociali differenziati, considerato anche il divieto paolino di predicazione imposto alle donne. Eppure i cristiani dovrebbero ritenere infallibile solo Gesù, e nessun altro che faccia in qualche modo le sue veci o che parli per suo nome e conto. Non si deve imputare allo Spirito di Dio la propria misoginia o la propria omofobia: attribuire il proprio odio omofobico allo Spirito Santo è una bestemmia contro lo Spirito Santo.
    Accanto all’iniziativa del governo, anche il M5S ha proposto una legge a favore dell’introduzione dello studio dell’educazione all’affettività consapevole nei programmi didattici delle scuole medie e del biennio delle scuole superiori. L’Italia è fanalino di coda rispetto alla rivoluzione culturale già da decenni avviata negli altri Paesi europei. Infatti l’educazione sessuale è parte integrante dei programmi didattici di tutti gli altri paesi UE che l’hanno introdotta a partire dagli anni ’70. L’Italia risulta fanalino di coda anche in tema di diritti civili e gli episodi di bullismo omofobico continuano ad avere terreno fertile nella società tutta. L’interiorizzazione delle violenze fisiche e psicologiche nelle vittime di bullismo omofobico è pericolosissima e porta talora a gesti estremi; come i noti casi di cronaca dimostrano.
    Anche Amnesty International ha esortato l’Unione Europea perché agisca per prevenire e punire i crimini omofobici e transfobici, denunciando che la legge antidiscriminazione prevede pene aggravate per crimini di odio basati su etnia, razza, nazionalità, lingua o religione, ma non tratta allo stesso modo quelli motivati da finalità di discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere.
    La scrittrice Michela Murgia ha richiamato la scuola al suo compito educativo volto al rispetto dei diversi orientamenti sessuali. Nel nostro Paese le persone sono ancora discriminate e insultate per l’orientamento sessuale e il genere, più di cento donne muoiono ogni anno per mano degli uomini, spesso loro fidanzati o mariti. Il Ministero della pubblica istruzione ha finalmente riconosciuto che esiste un modo principale per affrontare tali discriminazioni e le conseguenti violenze: combattere gli stereotipi culturali da cui si originano, insegnando che la differenza è un valore. Questa educazione, a prescindere da quello che fanno le famiglie, la deve dare la scuola, esattamente come avviene per tutti i comportamenti civici che riteniamo necessari alla qualità del nostro stare insieme come comunità.
    Nei progetti educativi contro l’omofobia e il sessismo i bambini imparano che nessuno di loro sarà considerato anormale per il suo genere o per l’affetto che prova. È a questo che serve la scuola ed è per questo che è educativa. Se della scuola gli omofobi hanno un’idea diversa è un problema loro: il compito della comunità civile è far sì che il loro problema non diventi anche un problema dei bambini.
    Nel nostro Paese ci sono almeno cinque milioni di omosessuali; per non parlare di tutti i milioni di bisessuali; ci sono oltre centomila bambini di coppie gay. Vogliamo chiudere gli occhi dinanzi a queste famiglie? o discriminarle? Eppure è facile comprendere che estendere i diritti delle famiglie non vuol dire togliere i diritti già esistenti!
    L’estensione del diritto di matrimonio alle coppie gay porterebbe benefici non solo ai diretti interessati. La differenza di trattamento tra cittadini ha effetti anche sulla mentalità e quindi sull’atteggiamento delle persone: le aggressioni omofobe vengono legittimate dal clima di diffidenza e di oscuramento. Quali sarebbero i danni provocati dalle nozze gay alla società? nessuno. Quali i benefici? Tanti, ad iniziare dalla tutela dei figli nelle coppie gay, che non sono figli di serie B. Quindi gli omofobi continuino pure ad odiare i gay, ma gli omofobi mettano giù le mani dai bambini, a scuola come nelle famiglie e nelle chiese: come ricorda la Prima Lettera di Giovanni, “Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre”.
    Infine cosa dice un famoso studio, realizzato e condotto a partire dal 2012 dai ricercatori dell’Università di Melbourne, sui figli nelle coppie gay? In sintesi: che crescono bene e sono spesso più sani e felici. Per gli approfondimenti rimando all’ottimo http://www.francescavecchioni.com/sito/omogenitorialita-e-stato-della-ricerca/ “Omogenitorialità e stato della Ricerca”.
    Nel 2014 il Tribunale per i Minorenni di Roma con una sentenza storica ha riconosciuto la «stepchild adoption», nel “supremo interesse del minore”, ad una coppia di due donne che hanno commentato felici: “Questa è una vittoria dei bambini”.

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