Gesù e la donna samaritana

Scritto da Eugenia Marzotti il . Postato in Sermoni

Donna Samaritana (Giornata Mondiale di Preghiera – 9 marzo 2014)

di Eugenia Marzotti Canale

In tutti e quattro i Vangeli le donne sono ben presenti, ma è nel Vangelo di Giovanni che la loro importanza è evidente non solo per il numero di episodi in cui esse appaiono, ma anche per la rilevanza teologica dei racconti che le riguardano.

E’ nel Vangelo di Giovanni, infatti, che Marta, la sorella di Maria e di Lazzaro, fa la stessa confessione di fede di Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo”.

Nel Vangelo di Giovanni, Maria Maddalena è la prima testimone di Pasqua; è, infatti, la prima a vedere il Risorto e a narrare agli altri ciò che ha visto.

Maria, sorella di Marta e di Lazzaro, ungendo il corpo di Gesù con olio di nardo costosissimo, anticipa, mettendolo in atto per prima, il comandamento dell’amore che Gesù darà più tardi ai suoi: “Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri”.

La donna samaritana è la prima testimone e discepola di Gesù tra i Samaritani, è la prima figura del Vangelo che si impegna in una seria conversazione teologica con Gesù, ed è a lei, donna, che Gesù rivela la propria identità: “io sono, colui che ti parla”.

Le donne, quindi, esercitando la testimonianza e il discepolato, hanno, nel Vangelo di Giovanni, un ruolo tutt’altro che secondario.

Gesù lascia la Giudea per tornare in Galilea, ma per fare questo deve passare per la Samaria.

All’epoca, tutti coloro che dovevano spostarsi per andare dalla Galilea alla Giudea o viceversa, preferivano, per la profonda inimicizia nei confronti dei samaritani, fare un percorso più lungo piuttosto che passare dalla Samaria. Non così Gesù.

Gesù, infatti, non si lascia condizionare da queste restrizioni imposte dagli uomini, attraversa la Samaria e arriva a Sichar, vicino al podere che Giacobbe aveva comprato per cento pezzi d’argento e dato poi a suo figlio Giuseppe (Gs. 24,32).

In questo podere, proprio presso il pozzo, che a suo tempo Giacobbe aveva costruito, Gesù si siede stanco per avere tanto camminato e accaldato per il sole ormai alto nel cielo: “era circa l’ora sesta” ci dice il testo, siamo cioè a mezzogiorno, nell’ora più calda della giornata.

Egli è solo, perché i discepoli sono andati in città a comperare del cibo, quando una donna della Samaria viene per attingere l’acqua. Gesù, facendo saltare le barriere tra maschio e femmina, fra “popolo eletto” e “popolo respinto”, le rivolge la parola: “Dammi da bere” le dice.

La donna si stupisce che un uomo, un giudeo, uno verso cui non ci sono buone relazioni, chieda da bere a lei, donna e samaritana. Lei sa, infatti, che un uomo ebreo non dovrebbe parlare con una donna samaritana, che addirittura non dovrebbe pensare di poter bere acqua da un recipiente samaritano. Sa che la conversazione fra lei e Gesù è una conversazione scandalosa, ma nonostante questo non si trova a disagio nel discorrere con Gesù anzi, con candido stupore, mette in evidenza la situazione scabrosa: “Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”

Con queste prime battute ha inizio un lungo dialogo tra persone appartenenti a popoli nemici, un dialogo che ricorre solo nel Vangelo di Giovanni, il più lungo di tutti quelli presenti nel N.T., di rara bellezza per il suo simbolismo, di altissimo significato teologico, in cui vengono toccati diversi temi: quello dell’acqua, dei cinque mariti, quello del come e del luogo in cui si deve adorare Dio.

Alla fine, il dialogo si chiude con la rivelazione da parte di Gesù della propria identità alla donna samaritana.

Il discorso, iniziato da Gesù con tre parole: “Dammi da bere”, procede su due piani, uno materiale, un altro spirituale; l’acqua a cui pensa Gesù e l’acqua a cui pensa la donna non sono la stessa cosa. Mentre la Samaritana parla dell’acqua materiale, che non disseta perché chiunque la beve dovrà ancora berne, la fame e la sete di cui parla Gesù stanno nell’adempiere la volontà del Padre e tale volontà è che la creatura pervenga alla fede in Lui, all’amore per Lui.

In Gesù, Dio ha sete della fede delle donne e degli uomini, desidera di essere desiderato da noi tutti; amando, vuole destare l’amore nel cuore di ciascuno e ciascuna di noi.

Gesù è dono di Dio venuto a portare il dono di Dio: l’acqua che rigenera a vita nuova quanti la bevono e coloro che la bevono diventano essi stessi pozzi in cui zampilla l’acqua della parola e dello Spirito.

E’ a questa sete spirituale, a questa sete di Dio che Gesù vuole risvegliare il desiderio della donna: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice : ‘dammi da bere’, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato dell’acqua viva”.

La donna comincia a capire che si tratta di un’altra acqua e, a poco a poco, il desiderio affiora in lei: “Signore, dammi quest’acqua, affinché io non abbia più sete…”.

A questo punto Gesù inizia un altro discorso che, sembra, non avere alcun legame con quello che fino a quel momento è stato detto: chiede alla donna di andare a chiamare il proprio marito e di tornare al pozzo.

Anche questa parte del dialogo, come la precedente, si svolge su due piani: uno reale e uno simbolico. Sul piano reale la donna è stata sposata a cinque mariti e quello che ora vive con lei non è suo marito. Sul piano simbolico i cinque mariti simboleggiano i cinque “templi degli alti luoghi che i samaritani avevano costruito” (2 Re 17, 29). In essi avevano collocato gli idoli delle altre nazioni, idoli che i samaritani adoravano accanto al Dio vero, divenendo così degli idolatri.

L’incontro, rinviando agli incontri sponsali, avvenuti sempre attorno ad un pozzo, tra il servo di Isacco e Rebecca, tra Giacobbe e Rachele, tra Mosè e le figlie di Raguel, simboleggia un incontro sponsale tra Gesù e la samaritana sposata a cinque idoli-mariti.

Mentre prima, con il discorso sull’acqua viva, Gesù ha voluto suscitare nella samaritana (e in noi) il desiderio dell’acqua che dà vita eterna, adesso invita la samaritana e in lei i samaritani a fare luce sulla propria condizione idolatra di sposata a cinque idoli-mariti, ma in realtà senza uno sposo vero e unico che è colui che le sta davanti.

La donna è colpita dalla profonda conoscenza che Gesù ha di lei: “Hai detto bene: ‘Non ho marito’, perché tu hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito” e, a poco a poco, si rende conto di trovarsi di fronte ad un uomo diverso dagli altri uomini, un uomo al quale Dio parla: “vedo che sei profeta” gli dice. Pensa che, trovandosi di fronte ad un uomo che conosce le cose che riguardano Dio, possa essere lui la persona giusta al quale proporre il proprio dubbio sul dove adorare Dio: “i nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”.

Con la sua risposta, “Viene l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità, perché tali sono gli adoratori che il Padre richiede”, Gesù libera dal conflitto dei templi, tra quello costruito sul monte Garizim in opposizione a quello di Gerusalemme; oggi, con la sua risposta, Gesù libera noi da questo o quel luogo privilegiato in cui adorare Dio: Lourdes, Santiago de Compostela, Czestochowa, ecc… Dio non è legato ad un luogo particolare, ma è presente dappertutto e coloro che si rivolgono a Lui con cuore sincero possono entrare in comunione con Lui in qualsiasi luogo. Il tempio di Dio è il cuore dell’uomo, e ascoltarLo, lodarLo e ringraziarLo è adorazione a Lui gradita.

Dio libera da una religiosità puramente esteriore fatta di pratiche religiose (rosario, pellegrinaggi, processioni), al contrario richiede adoratori in spirito e verità, e, per adorarLo in spirito e verità, bisogna conoscerLO e amarLo sempre più in profondità: tanto più conosceremo a fondo il pensiero di Dio, cosa gli è gradito e cosa non gli è gradito, tanto più lo adoreremo in spirito e verità.

L’incontro con Gesù è stato per la samaritana un dono misterioso, da lei profondamente accolto, prezioso di cui beneficerà. L’acqua viva di cui Gesù le ha parlato ha conquistato per sempre il suo cuore. La donna dimenticherà completamente la brocca, mezzo così importante con il quale era venuta a prendere l’acqua, per correre ad annunciare ai suoi concittadini l’acqua viva, la venuta del Cristo.

Sulla base della testimonianza efficace della donna, molti degli abitanti samaritani credono in Gesù e, da donna esclusa, la samaritana diventa testimone appassionata e discepola.

Apro una breve parentesi per dire che si rimane colpiti dal fatto che Gesù non sembri preoccupato per la storia matrimoniale della donna; egli, infatti, non esprime neppure un giudizio morale su di lei per avere avuto cinque mariti e per non essere suo marito quell’uomo che ora convive con lei.

Eppure i giudizi espressi dai vari interpreti sono estremamente negativi, alcuni anche molto pesanti nei confronti della donna, facendo pensare a dei pregiudizi contro le donne da parte di questi interpreti. Il testo non dice che la donna ha divorziato cinque volte, come molti interpreti suppongono, ma che ha avuto cinque mariti e questa storia coniugale dei cinque mariti si può spiegare in modo diverso: la donna può essere rimasta intrappolata dalla legge sul levirato, come successe a Tamar.

L’incontro con la Samaritana è preceduto e seguito da altri incontri: con Nicodemo, con il paralitico di Betsaida, con il cieco nato, con l’adultera, ecc….Incontri diversi, ma con lo stesso messaggio teologico: cambia radicalmente la propria direzione di vita e nasce a vita nuova solo chi accoglie profondamente nel proprio cuore l’annuncio di Gesù e non chi vi si accosta in maniera sporadica e superficiale.

Chi si accosta a Dio con un cuore nuovo, rigenerato dalla parola di Gesù, può essere certo che Dio ascolta la sua voce, e, come dice l’opuscolo preparato dalle donne egiziane per la Giornata Mondiale di Preghiera, può essere certo che Egli farà scendere “sul deserto della propria vita” l’acqua del perdono dei propri peccati e che farà scorrere sul suolo arido della propria vita torrenti ricchi di acqua ed esso si “coprirà di fiori dai molti colori”.

Chi si fa guidare dall’acqua viva può essere certo di vedere spazzate via, accanto alle ansie sul proprio futuro e su quello delle future generazioni, le separazioni, le guerre, le discriminazioni per motivi etnici, di genere, di religione e di vedere, viceversa, sgorgare, come un fiume nel deserto, la pace e la giustizia.

Eugenia Marzotti Canale

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