Il seme che da sé germoglia e cresce

Scritto da Rosario Confessore il . Postato in Sermoni

ilseminatore(Culto di Pasqua) Marco 4,26-29

del pastore Rosario Confessore

Is 55:10-11; 1Co 3:6-7; Fl 1:6
26 Diceva ancora: «Il regno di Dio è come un uomo che getti il seme nel terreno, 27 e dorma e si alzi, la notte e il giorno; il seme intanto germoglia e cresce senza che egli sappia come. 28 La terra da se stessa porta frutto: prima l’erba, poi la spiga, poi nella spiga il grano ben formato. 29 Quando il frutto è maturo, subito il mietitore vi mette la falce perché l’ora della mietitura è venuta».

Non è subito Pasqua! Tra la resurrezione di Gesù ed il grido di Pasqua: “Il Signore è risorto”, c’è un tempo, il nostro tempo, nel quale Pasqua deve diventare la nostra rinascita; un tempo nel quale la vita di Cristo deve diventare, appieno, la nostra vita.

In questa prospettiva, Pasqua, sorelle e fratelli può essere accostata all’immagine del seme della parabola. La vita risorta spontaneamente cresce in noi; germoglia e cresce senza che noi sappiamo come; ossia, porta il proprio frutto da se stessa, indipendentemente da noi, perché non procede da noi; anzi è la straordinaria Vita di Dio, il cui segreto, la cui efficacia non possiamo imbrigliare, perché è come quel vento imprevedibile ed inafferrabile di cui parla Giovanni a proposito dello Spirito Santo: Non sai da dove viene, non sai dove va, ma quando soffia ne odi il passaggio e ne raccogli gli effetti benefici!

Il seme della vita di Dio è dunque nella nostra terra; ed esso compie ogni cosa da sé. Come dice il nostro testo: “che tu dorma o che tu sia sveglio, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce’. Questa è una bella promessa di Dio!

Tuttavia, proprio questa premessa si presta ad un fraintendimento! Quando ho letto il testo le prime volte ho inteso che fosse Dio a piantare nella nostra il seme straordinario di cui parla la parabola. Ed in effetti è Dio che compie in tutti noi l’opera della fede e della nostra resurrezione; ma a guardar bene il testo considera questo avvenimento in un altra prospettiva che dobbiamo cogliere.

Nel contesto immediato del nostro brano, Luca parla infatti della potenza vivificante della parola di Dio che dev’essere annunciata, ascoltata ed ubbidita; Luca parla dei missionari che girano il mondo con fatica e con impegno, legando la loro esistenza all’efficacia della parola di Dio.

Il seme fa tutto da sé, ma dev’essere gettato sulla terra, dev’essere seminato in lungo ed in largo! E siamo proprio noi i servitori di questo seme che, con la nostra fatica permettiamo al seme di manifestare la propria autosufficienza.

Ebbene, quando i seminatori avranno compiuto tutta la loro parte; quando avranno gettato il loro pane sulle acque, potranno confidare che la Parola di Dio è efficace ed agisce oltre le loro forze, con una propria forza! Proprio allora, potranno sperimentare che Dio compie sempre le propria promessa della vita che risuscita e si rinnova.

Vedete, sorelle e fratelli, non c’è contraddizione tra un seme che compie ogni cosa, che fa tutto da sé, e la responsabilità che viene rivolta a noi, quali collaboratori di questo seme. Non possiamo infatti creare la Vita, ma possiamo e dobbiamo crederle, attenderla, cercarla, lasciarci raggiungere da questa.

Per questo, Pasqua è un cammino che comincia con la resurrezione di Gesù e che procede avanti verso la nostra resurrezione e quella dell’intero creato. Pasqua comincia dopo la sua celebrazione, dopo la rammemorazione della tomba vuota; Pasqua comincia dopo gli inni, dopo i culti, quando fattosi silenzio, ognuno di noi si confronta con la domanda: “Che fare dopo Pasqua?”

Come può germogliare e crescere in me il seme straordinario della Vita di Gesù risorto?

Dopo Pasqua, quando facciamo i conti con quello che siamo, è facile ritrovare l’incredulità, la rassegnazione, lo scoraggiamento.

Abbiamo ascoltato la promessa di Dio: “Ti risorgerò dalla tua vita stanca, insoddisfatta, trasformerò il dolore in gioia, lo sconforto in fiducia”; ed oggi siamo in attesa di tutto ciò, ma in fondo al cuore sentiamo di venire meno nella speranza.

E questo perché crediamo nella Pasqua, ci rallegriamo della promessa del seme che in noi -da se stesso- compie ogni cosa nuova, ma in realtà non vogliamo poi leggere le altre parole che accompagnano tale promessa di vita.

Ad esempio, non vogliamo ascoltare la parabola del seminatore che esce a seminare.

Cosa fa questo seminatore? Non rimane chiuso in casa, ma esce a seminare, si lascia strumentalizzare dalla necessità che il seme incontri la terra.

Non dubita della potenza del seme; per questo, si affatica per spargerlo abbondantemente sulla terra. Come ogni buon contadino, accetta che la sua propria vita si racchiuda in questo mettersi al servizio del seme.

Come il seminatore, siamo noi disposti a lasciarci strumentalizzare dal seme di Dio? Accettiamo di uscire dalle nostre idee, dai nostri stati d’animo, dalle nostre abitudini consolidate, per fare spazio in noi alla potenza del seme della Parola di Dio? Vogliamo noi ascoltare fino in fondo la Parola di Dio che cambia la nostra esistenza e la risuscita’

Siamo noi disposti ad andare in tutto il mondo ad annunciare la notizia dell’Evangelo che le cose cambiano quando c’è chi ascolta la voce di Dio seriamente; ossia con tutte le proprie forze, con tutta la propria mente, con tutto il proprio cuore?

Con queste domande, ora che Pasqua è passata, attendiamo che spunti in noi la luce di Pasqua, quando nei giorni a venire, il messaggio dell’Evangelo ci darà la spinta a liberarci dal senso dell’abitudine che non ci permette di fare cose nuove. Attendiamo Pasqua per uscire dallo spazio della nostra vita conosciuta, che ci protegge; ma anche ci limita come un recinto ormai vecchio. Attendiamo Pasqua, quando inizieremo finalmente ad obbedire; quando cominceremo finalmente a camminare -fisicamente- dietro a Gesù in Galilea, per trovare accanto a lui anche nuovi occhi per vedere e vivere la realtà.

Oggi somigliamo ad un “giovane sognatore” di una piccola parabola latinoamericana che così racconta:

In un negozio un giovane si mette a sognare. Dietro il banco c’è, come commesso, un angelo. Il giovane gli chiede: “Che cosa vendete?”. L’angelo gli risponde: “Tutto quanto potete desiderare”. Il giovane comincia a fare il suo elenco: “Se voi vendete tutto quello che posso desiderare, allora io desidero la fine delle guerre sulla terra, la fine delle favelas in America Latina, l’integrazione nella società di tutti gli emarginati, lavoro per tutti i disoccupati, amore e maggior vita comunitaria nelle chiese”.

L’angelo subito lo interrompe:

“Mi scusi, Signore, avete capito male. Qui non vendiamo frutti, vendiamo soltanto la semenza”.

Credete che il seme della vita di Dio sia un seme pieno di vita, oppure pensate che sia un seme morto? Se credete che sia pieno di vita eterna, allora mettetevi pienamente al suo servizio. Amen

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